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Temmatementè

curated by Bruno Barsanti in collaboration with Galleria Continua

2021

Una Boccata d'Arte
by Fondazione Elpis
Pietramontecorvino
Puglia

TEMMATEMENETE’


“Nìnne ka quèste jiè ‘a lùtema canzòne!”
“Ragazzo, questa è l’ultima canzone ”


Temmatemenetè è un intervento diffuso a Terravecchia, il borgo antico di
Pietramontecorvino. Il titolo - una cui traduzione plausibile è “Ti ucciderei, ma non ne ho
voglia” - coincide con il ritornello di uno sciàmbule, forma di canto tradizionale diffuso in
alcuni paesi dei Monti Dauni, praticato su un’altalena improvvisata con un ceppo da ardere
sospeso tramite una fune alla porta d’ingresso delle abitazioni. Tramandati in forma
esclusivamente orale, gli sciàmbule si cantavano unicamente nella settimana del Carnevale
e consentivano di rovesciare temporaneamente le gerarchie, i costumi e la morale vigente,
veicolando di volta in volta messaggi e sentimenti “proibiti” d’amore, di sdegno o di dolore.
L’idea di soglia fisica e simbolica è al centro dell’intervento di Gaia Di Lorenzo, che ha come
fulcro principale il portone d’ingresso alla corte del Palazzo Ducale. Qui l’artista installa una
grande tenda in alluminio che richiama le tradizionali moschiere diffuse nei borghi del
Meridione (scendelìlle nel dialetto locale), sormontata da una traversa in legno intarsiato su
cui è incisa la frase “Temmatemenetè”. Questa azione di decontestualizzazione di un
elemento tipicamente popolare ha l’effetto di proiettare l’intera corte in una dimensione
insolita da interno domestico. A fare da eco all’installazione principale, nei vicoli e nelle
piazze di Terravecchia altre moschiere riattivano passaggi e porte di case abbandonate. A
loro e al vento - presenza costante nel borgo - sono affidate parole e messaggi che
riaffiorano da un tempo lontano e danno nuova vita agli sciàmbule.

Testo di Bruno Barsanti

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